I Santi Cirillo e Metodio, proclamati Patroni d’Europa da San Giovanni Paolo II nel 1980, rappresentano una delle figure più decisive della storia cristiana del continente. La loro opera non fu soltanto missionaria, ma culturale, linguistica e spirituale, capace di incidere profondamente nella formazione dell’Europa come spazio di dialogo tra popoli, lingue e tradizioni.
In un’epoca segnata da divisioni politiche e culturali, Cirillo e Metodio offrirono una visione di Chiesa incarnata nei popoli, anticipando un’idea di Europa fondata sull’incontro e non sull’imposizione.
Chi erano Cirillo e Metodio
Origini e formazione
Cirillo (Costantino) e Metodio nacquero a Salonicco nel IX secolo, città dell’Impero bizantino caratterizzata da una forte presenza slava. Questa realtà multietnica permise ai due fratelli di conoscere profondamente lingua e cultura dei popoli slavi, competenza che si rivelerà decisiva nella loro missione.
Costantino, poi divenuto Cirillo, era un grande studioso di filosofia e teologia; Metodio intraprese inizialmente la carriera amministrativa prima di abbracciare la vita monastica.
La missione tra gli Slavi: evangelizzare rispettando i popoli
Un nuovo modello di evangelizzazione
Nel 863, su richiesta del principe Rastislav di Moravia, Cirillo e Metodio furono inviati come missionari tra gli Slavi. La loro scelta rivoluzionaria fu quella di annunciare il Vangelo nella lingua del popolo, rompendo con la prassi che imponeva esclusivamente il latino, il greco o l’ebraico.
Questo approccio incarnava quanto afferma il Vangelo:



